mercoledì, 14 ottobre 2009
Roman Polanski - da wikipedia
Roman nacque in Francia da una famiglia ebraica di origine (ma entrambi i sui genitori si professavano agnostici) polacca, ma già nel 1936 i Liebling ritornarono a Cracovia, la città di origine del padre, per sfuggire al crescente antisemitismo. In seguito all'invasione nazista vennero tuttavia rinchiusi nel ghetto della città, dal quale Roman riuscì tuttavia a fuggire. La madre fu invece deportata nel campo di sterminio di Auschwitz, dove morì. Il padre invece sopravvisse al Campo di concentramento di Mauthausen. Roman riuscì a fuggire anche grazie anche all'aiuto della Chiesa Cattolica Polacca, e divenne cattolico all'età di 10 anni.
Primi lavori in Polonia
Al termine della guerra, Roman Polański studiò recitazione, teatro e regia, concludendo la sua formazione nel 1959 a Cracovia e a Łódź. Il suo primo lavoro degno di nota è la sua interpretazione nel film Una generazione di Andrzej Wajda nel 1955. In questo periodo lavorò molto come attore per la radio e in alcuni film, tra i quali Lotna, Mago innocente e Samson.
Anche come regista debutta nel 1955 con Rower, un film semi autobigrafico di cui è anche protagonista: narra la storia di un appassionato di ciclismo che segue un presunto venditore di biciclette in un luogo isolato, per essere da questi malmenato e derubato. Nella realtà, costui venne arrestato dalla polizia dopo avere spaccato il cranio di Polanski, quindi giustiziato per tre precedenti omicidi. Diversi cortometraggi fatti durante gli studi attirarono su di lui l'attenzione. Sempre nel 1959, sposa Barbara Lass, dalla quale divorzierà nel 1962.
Il suo primo film come regista degno di ricevere attenzione internazionale è del 1962: Il coltello nell'acqua, il primo film polacco di un certo livello a non avere per tema la guerra. Questo film contiene già molte delle tematiche oscure e claustrofobiche che avrebbero segnato la carriera successiva del giovane regista, oltre a un profondo pessimismo nei confronti delle relazioni umane, e una riflessione sull'invidia dello stato sociale e sulla gelosia. Nonostante non fosse stato apprezzato dalla Polonia comunista a causa dell'assenza di redenzione sociale, il film godette di un ampio successo commerciale e di critica nei cinema occidentali, sino ad ottenere la candidatura al premio Oscar al miglior film straniero, la prima nella carriera di Polanski.
Francia, Gran Bretagna e prime collaborazioni con Gérard Brach
Polanski aveva già realizzato in Francia un paio di cortometraggi nel 1961, ma fu nel 1963 l'anno in cui decise di lasciare definitivamente la Polonia comunista ed emigrarvi. Qui contribuì con un segmento (Il fiume di diamanti) al film corale Le più belle truffe del mondo, scontrandosi comunque con la scarsa volontà dell'industria cinematografica francese a supportare un regista di origini polacche (seppur nato in Francia). Presto emigrò dunque in Gran Bretagna dove iniziò la sua fruttosa collaborazione con lo sceneggiatore Gérard Brach con tre film: Repulsione (1965), Cul-de-sac (1966) e Per favore non mordermi sul collo (1967)
Repulsione è un horror psicologico con protagoniste Catherine Deneuve e Yvonne Furneaux, chiaramente influenzato dal cinema surrealista di Luis Buñuel e Jean Cocteau e dagli horror anni '50 di Henri-Georges Clouzot e Alfred Hitchcock (Psycho in particolare).
Cul-de-sac è una tragicommedia nichilista il cui tono generale è molto debitore al teatro di Samuel Beckett (Aspettando Godot) e Harold Pinter (La festa di compleanno).
Per favore non mordermi sul collo è una parodia dei film di vampiri della Hammer. In questo film il ruolo di coprotagonista è affidato a Sharon Tate, che nel 1968 sarebbe diventata la seconda moglie di Roman Polanski.
Stati Uniti
Nel 1968 si trasferì negli Stati Uniti, dove girò uno dei suoi film più noti: Rosemary's Baby, basato sull'omonimo romanzo di Ira Levin e con protagonisti Mia Farrow e John Cassavetes. Un film a metà strada tra il thriller e l'horror, racconta la storia di Rosemary, giovane e innocente donna, il cui marito concede che sia ingravidata dal diavolo in cambio di una carriera di successo. L'adattamento del romanzo per lo schermo vale al regista una seconda candidatura all'Oscar.
Il 1969 è probabilmente il peggiore anno nella vita del regista. Dapprima perde la vita per un incidente sciistico il compositore Krzysztof Komeda, le cui musiche sono presenti in quasi tutti i film di Polanski (con l'eccezione di Repulsione) fino a Rosemary's Baby.
Quindi il 9 agosto, mentre il regista si trovava a Londra, la setta di Charles Manson fece irruzione nell'appartamento 10050 di Cielo Drive, a Los Angeles dove Sharon Tate, all'ottavo mese di gravidanza, stava passando una serata con alcuni amici. Furono brutalmente uccisi Sharon Tate, Wojciech Frykowski, Abigail Folger, Jay Sebring e Steven Parent.
Questa vicenda lo sconvolse, creandogli sensi di colpa e rallentando la sua produzione.
Il suo primo lavoro dopo l'accaduto fu un cupo e violento adattamento della tragedia di Shakespeare Macbeth (1971), con protagonista Jon Finch. Filmato nel parco nazionale di Snowdonia, nel Galles, il film ebbe grossi problemi di budget e molti critici furono turbati dalla messa in scena disturbante dell'opera, in particolare Pauline Kael trovò che l'assassinio di Lady Macbeth rievocasse in qualche modo quello di Sharon Tate.
Il film successivo lo vede collaborare nuovamente con Gérard Brach: Che?, girato a Capri nella villa di Carlo Ponti e con protagonisti Marcello Mastroianni e Sydne Rome, è un adattamento molto libero dell'Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, una commedia dell'assurdo che deve molto al cinema di Roger Vadim.
Dal 1973 riprese però a girare film sia in Europa che a Hollywood. Nel 1974 girò Chinatown, pellicola che gli valse una nomination all'Oscar e sembrò avviarlo verso una promettente carriera a Hollywood.
Successiva carriera
L'attività cinematografica di Polanski è proseguita nel 1979 con una seconda nomination all'Oscar per Tess. Nel 1989 il regista si è sposato con l'attrice Emmanuelle Seigner, dalla quale ha avuto due figli (Morgane e Elvis).
Il culmine della sua carriera si è avuto con il film Il pianista, con il quale il regista ha ottenuto la Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 2002 e l'Oscar nel 2003. Non potendo il regista andare a Los Angeles a ritirare il premio di persona a causa del mandato di cattura ancora pendente sulla sua testa, la statuetta venne consegnata durante la cerimonia a Harrison Ford, il quale aveva recitato per Polanski in Frantic.
Violenza sessuale
Nel 1977, l'allora quarantaquattrenne Polanski fotografò una tredicenne, Samantha Gailey, ora Samantha Geimer, per l'edizione francese di "Vogue". Secondo la Geimer in un'intervista del 2003, "Tutto stava andando bene, poi mi chiese di cambiarmi, così com'ero, di fronte a lui." E poi: "Non mi sembrava una cosa buona, e io non volevo tornare per una seconda sessione”. Infine accettò una seconda sessione che ebbe luogo il 10 marzo 1977 a casa dell'attore Jack Nicholson a Mulholland (Los Angeles). "Mi fece fare le foto ambientandole con me che stavo bevendo champagne", Geimer disse: "Verso la fine ebbi paura e capii che lui aveva altre intenzioni. Sapevo che non era il posto dove volevo essere, solo che non sapevo bene come tirarmi fuori di lì". In un'intervista nel 2003 dichiarò che aveva cominciato a sentirsi a disagio dopo che lui le chiese di sdraiarsi su un letto. Descrisse come tentò di resistere. "Dissi: 'No, no. Non voglio andare in là. No, non voglio fare questo. No!', E poi non sapevo cos'altro fare". Aggiunse: "Eravamo soli e io non so cos'altro sarebbe successo se avessi fatto una scenata. Ero spaventata, e dopo aver fatto qualche resistenza, pensai bene che la cosa più importante era riuscire a tornare a casa". Geimer testimoniò che Polanski le diede una combinazione di champagne e Quaalude, un farmaco sedativo, e "nonostante le sue proteste, subì sesso orale, rapporti e sodomia ", “ogni volta, gli veniva detto 'no' e gli chiedevo di smettere”.[1] Polanski, pur ammettendo i fatti, sostenne come poi scrisse nella sua autobiografia, che la ragazza era consenziente e che il rapporto sarebbe stato favorito dalla madre stessa al fine di promuovere la carriera nel mondo cinematografico della figlia. In America tale comportamento viene chiamato casting couch, un abuso di potere che avviene quando il regista o il produttore scelgono i partecipanti a un film sulla base della loro disponibilità sessuale, anziché valutando le loro capacità artistiche.
Imputazioni e patteggiamento
Polanski fu inizialmente imputato per stupro con uso di droga, perversione, sodomia, atti osceni e lascivi su una minore al di sotto dei 14 anni, e somministrazione di una sostanza controllata (methaqualone) ad una minore di quattordici anni. Il giudice affermò che anche se vi fosse stato consenso da parte della ragazza, questo sarebbe stato ininfluente, essendo la stessa al di sotto dell'età del consenso. Il giudice accettò di non coltivare la maggior parte delle accuse perché Polanski si era dichiarato colpevole per la minore imputazione di illeciti rapporti sessuali con un minore di quattordici anni. Egli si avvalse, infatti, del plea bargainig, un istituto del diritto processuale americano, simile al patteggiamento, che consente di ricevere sconti sulla pena e accantonamento – da non confondere con l'assoluzione - di altri reati (la cui coltivazione in America non è obbligatoria). Secondo i termini dell'accordo la Corte ordinò a Polanski un periodo di 90 giorni di soggiorno in una prigione di stato per una valutazione psichiatrica, ma gli concesse un periodo di tempo per permettergli di completare i suoi progetti correnti. In base ai termini fissati dal giudice, gli fu permesso di viaggiare all'estero. Polanski tornò in California presso la Prigione di Stato di Chino per il periodo di valutazione, e fu liberato dopo 42 giorni. Le parti si aspettavano che Polanski sarebbe stato condannato con la condizionale, ma dopo una conversazione con il vice procuratore distrettuale David Wells, il giudice fece capire agli avvocati di Polanski che avrebbe mandato il regista in prigione. Temendo la reclusione, Polanski, il 1º febbraio 1978 si rifugiò in Europa. Da allora ha sempre vissuto tra Francia e Polonia e non è più tornato negli Stati Uniti. Nei suoi confronti venne emesso un mandato di arresto internazionale. Per comprendere la posizione in cui si trovava Polanski al momento della sua fuga, va considerato che, in America, la dichiarazione di colpevolezza e l'emanazione della pena sono disgiunte, al contrario che in Italia, dove sono congiunte. Polanski si trovava quindi nella posizione di chi era stato già stato dichiarato colpevole, anche se non aveva ancora ricevuto la pena. Il giudice si era preso del tempo e cercava di acquisire ulteriori informazioni in particolare rispetto alla sua personalità e alla sua collaborazione, per stabilire successivamente alla dichiarazione di colpevolezza, così come avviene usualmente nella procedura penale americana, l'entità finale della pena.
Nuovo arresto
Il 26 settembre 2009, in seguito al mandato di cattura internazionale emesso sulla base della vicenda giudiziaria iniziata nel 1977, Polanski è stato fermato dalla polizia elvetica a Zurigo, dove avrebbe dovuto ricevere un premio cinematografico.[2] Alcune personalità del mondo del cinema e della politica si sono pubblicamente espresse contro il suo arresto, mentre altre hanno chiesto di non riservare al regista un trattamento privilegiato, chiedendo il regolare corso della giustizia
E' stata avviata una raccolta di firme, personalità di spicco dell'intellighenzia sinistroide dopo essersi riempite la bocca sul principio che la Legge è uguale per tutti, dopo aver ironizzato e aizzato cani da gossiph per scatenare una battaglia politico-morale sul Berlusporco, si trovano a richiedere la scarcerazione di un uomo (prima che un magnifico artista è un uomo) che si è macchiato del più squallido dei reati la violenza sessuale con aggiunta di pedofilia.
Quando si dice onestà intellettuale, ma si sa quando li colpisce direttamente sono "compagni che hanno sbagliato" quindi meritevoli di ogni attenuante, quando colpisce gli altri ,... in galera e le chiavi a mare
Ecco alcuni di coloro che hanno aderito alla richiesta di scarcerazione
Pedro Almodovar, Asia Argento, Jean-Jacques Annaud, Wess Anderson, Darren Aranofsky, Fanny Ardant, Olivier Assayas, Gabriel Auer, Christophe Barratier, Gilles Behat, Marco Bellochio, Monica Bellucci, Jean-Jacques Beineix, Patrick Bouchitey, Jacques Bral, André Buytaers, Christian Carion, Henning Carlsen, Jean-Michel Carre, Patrice Chéreau, Elie Chouraqui, Souleymane Cissé, Alain Corneau, Jérôme Cornuau, Miguel Courtois, Alfonso Cuaron, Jonathan Demme, Alexandre Desplat, Georges Dybman, Betrand van Effenterre, Jacques Fansten, Michel Ferry, Stephen Frears, Thierry Frémaux, Sam Gabarski, Tony Gatlif, Costa Gavras, Jean-Marc Ghanassia, Christian Gion, David Heyman, Laurent Heynemann, Alejandro Gonzalez Inarritu, Gilles Jacob, Just Jaeckin, Pierre Jolivet, Nelly Kaplan, Wong Kar Waï, Jan Kounen, Harmony Korinne, Emir Kusturica, John Landis, Claude Lanzmann, Patrice Leconte, Michael Mann, François Margolin, Mario Martone, Radu Mihaileanu, Jeanne Moreau, André Larquié, Claude Lelouch, Claude Miller, Michel Ocelot, Alexander Payne, Michele Placido, Jean-Paul Rappeneau, Yasmina Reza, Laurence Roulet, Walter Salles, Jean-Paul Salomé, Marc Sandberg, Julian Schnabel, Barbet Schroeder, Ettore Scola, Abderrahmane Sissako, Paolo Sorrentino, Tilda Swinton, Radovan Tadic, Danis Tanovic, Bertrand Tavernier, Cécile Telerman, Alain Terzian, Pascal Thomas, Giuseppe Tornatore, Serge Toubiana, Nadine Trintignant, Tom Tykwer Tom Tykwer, Wim Wenders, Woody Allen…
venerdì, 09 ottobre 2009
"Per il futuro sono convinto che sia possibile una leale dialettica tra il Quirinale e il Governo e sono certo che non ci sarà nessuno ostacolo al nostro programma di riforme per cambiare l'Italia". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi interviene in diretta nel telegiornale delle 8 di Canale5 per ribadire che "nessuno è super partes" e che "è un fatto che Giorgio Napolitano è stato un protagonista della sinistra".
Finalmente anche S.B. punto nel vivo ha detto una sacrosanta verità, nessuno è super partes, non lo era il parlamento quando negò l'autorizzazione a procedere per gli on. Fassino e D'Alema per la cui vicenda il CSM altro organismo super partes decise di punire la D.ssa Forleo levandogli l'inchiesta sulla Unipol, lo era il parlamento quando in pieno svolgimento di mani pulite fece in modo che si evitasse il medesimo trattamento a tutti quanti e salvando una sola parte politica, e potrei continuare per giorni,
Il vero nodo, il problema serio è sganciare dalla politica alcuni settori fondamentali per la sopravivenza civile di uno stato, vedi Giustizia, Sanità, Istruzione, Servizi Sociali, finchè ci sarà una commistione fra il politico che nomina e il nominato mi pare che nessuno possa affermare di essere Super Partes, forse il solo Presidente della Repubblica, gli stessi senatori a vita in italia hanno una connotazione politica ben precisa e in tale veste hanno operato anche in tempi recenti.
Basta accusare di antidemocrazia, quando dalla propria parte c'è una gestione a dir poco allegra della cosa pubblica, degli incarichi fiduciali e quant'altro.
Basta col malvezzo dei manager amici chiunque li nomina e basta col dire che gli uni sono personalità in quanto facenti parte di una specifica area politica e gli altri sono sterco.
E' il metodo della referezialità che non va, chiunque lo adotti, non ha titolo per accusare nessuno di antidemocraticità, con toni sbagliati certo, ma la verità è univoca, non ci sono Super Partes .... con buona pace del popolo che da 40 anni aspetta una classe politica che possa essere definita tale e di cui non vergognarsi dopo averla eletta
giovedì, 27 agosto 2009
di un sorriso ritrovato,
nella melodia di una voce antica
che scuote l'anima
poesia
dolce e intensa voglia di vivere
che mi hai abbandonato
senza sogni da cullare...senza mani da cercare
poesia
in un semplice ritorno
alle cose semplici di sempre
al volto sempre
impresso di chi non c'è
ma è più presente di chi è qui
poesia
che uomo sarei
se non avessi sempre
una poesia
da inventare per la vita che scorre
e lentamente consuma
martedì, 12 maggio 2009
Ci mancava, la sua arroganza, il suo stile, la sua classe, è il corollario alla maleducazione dell'Inter, che bel quadretto, lui , Materazzi, Balotelli, Ibra, sentire le sue dichiarazioni, misto di presunzione e devozione al proprio ego, fa pensare spesso di aver visto partite diverse.
Ma davvero, avevamo bisogno di un coach così, ha vinto uno scudetto scontato, rubacchiando qua e la risultati, Mancini che pure non è il massimo della simpatia aveva comunque fatto uguale, vorrebbe chissà quali investimenti ancora per trionfare nella Champion's, a proposito suggerisco a Moratti di comprarsela, gli costerebbe meno ed eviterebbe ulteriori brutte figure.
Grazie Mourinho, chissà quanti punti avresti ottenuto allenando a caso Chievo o Catania o Cagliari etc.
Mi dissocio dal coro degli adulatori, guardando alla sostanza delle cose, vedi parco giocatori, vedi capacità economiche, scelgo sempre uno tra questi in ordine casuale, Walter Zenga, Massimiliano Allegri, Mimmo Di Carlo, Gigi Del Neri, Marco Giampaolo, loro si che hanno ottenuto più di quanto fosse pensabile.
Mourinho, con il suo bagaglio di capacità, ha solo fatto il minimo sindacale previsto per una corazzata come l'Inter, ringraziando gli infortuni altrui, altrimenti ora non dormirebbe.
Basta con il calcio reality show, tifo sempre per chi con pochi mezzi animato dalla passione e dall'intuito giusto riesce ancora a regalare emozioni, come quella di andare a vincere a Torino contro la Juventus.
Grazie Max. e facci una bella cortesia, riprenditi il maltolto di San Siro fra quindici giorni, dai una lezione allo Sbruff--one.... pardon com'era ... non ricordo ..... ah Special ..... one o qualcosa di simile
Sarà che io da proletario di special ricordo solo la vespa.
giovedì, 07 maggio 2009
Qualcuno spieghi ... al cretino in delirio di onnipotenza chi fa parte del cast della fiction "Incantesimo" ... gli invii i curriculum .. dei vari "Giuseppe Pambieri, Paola Pitagora, Delia Boccardo, Alessio Boni, Paolo Ferrari e via discorrendo" .... qualcuno gli spieghi da dove provengono questi Signori.... che spettacoli han portato in giro nel mondo .... come al solito ha perso un'altra occasione buona per tacere .... e con lui il compare "Santoro" .... ci piacerebbe conoscere la sua di carriera ... e basta .. con tutta questa ipocrisia .... quando venne mandato al parlamento europeo il Dr. Santoro .... ricorda quale fu il meccanismo che adottarono ... e allora che la smettessero e facessero proposte serie ....purtroppo ormai ...la monnezza ... abbonda ...da tutte le parti .....
mercoledì, 06 maggio 2009

Che squallore ....... disonestà intellettuale e quant'altro ..... con la spalla del CattoPasdaran Franceschini ... si è assistito alla denigrazione a prescindere ..... Grazie Floris "direbbe Crozza"
si è chiesta la Sig. Direttrice dell'Unità .... cosa avranno pensato gli italiani coniugandone il verbo
sulla bellezza delle donne in carriera ..... a prima vista non è anch'ella somigliante a quelle veline che tanto critica ....... e l'esposizione del suo pensiero non aiuta ad elevarla di rango ne di buon giornalista tantomeno di politiloga ........
faziosità unita a luoghi comuni ....... chissà cosa ne penserebbero Antonio Gramsci o Enrico Berlinguer ...... la Signora De Gregorio che guarda le veline atrui ..... e senza un minimo di pudore .... etichetta donne come lei ..... degne di rispetto fino a prova contraria ..... al rango di meretrici ..... o peggio ....
già per le Donne in carriera della sinistra ....... far carriera altrove equivale a prostituirsi .. a non esser degne dell'appartenere alla categoria .......
Svegliatevi .... il 68 è finito ...... al sesso degli angeli nessuno crede più ..... scendete dal pulpito da dove spargete ipocrisia e provate a capire meglio come mai la gente vota un Cazzone come Berlusconi piuttosto che darlo a voi .....
Ahahahahah ..... oltre le veline ........anche gli italiani la danno a Berlusconi .......
la preferenza s'intende ........
Ora per evitare fraintendimenti dico che ....... io fra tutti scelgo NiKi Vendola ...... l'unico non a caso ......... che con grande intelligenza e sobrietà ha evitato di commentare sempre le vicende personali di chiunque ..... e non a caso si è trovato isolato nel mare magnum della pseudo sinistra italiana ...... che avendo poco da dire e molto da maneggiare .... per nascondere i propri malaffari esalta quelli altrui .....
mercoledì, 06 maggio 2009
 Ma guarda un po’! De Magistris, deluso dalla carriera giudiziaria, chiede l’aspettativa al Consiglio del CSM e avvia la carriera politica, sulle orme del suo più famoso collega, Di Pietro, il quale - per inciso - diventerà il suo segretario di partito, visto che il magistrato concorrerà alla poltrona proprio dalle file dell’IDV.
Chissà perché, ma la cosa non mi soprende affatto. La magistratura, lungi dall’essere il terzo potere dello Stato che agisce al di sopra di tutti e nell’interesse di tutti, da qualche decennio a questa parte è diventato il trampolino di lancio politico e di notorietà di diversi giudici e pm, evidentemente stanchi di scrivere sentenze o fare requisitorie, e come tali allettati dai microfoni e dai salotti tv.
E poi ci dicono che i magistrati non fanno politica. Una grossa balla ovvio, velata d’ipocrisia, perché il magistrato spesso e volentieri fa politica, e in questi anni gli esempi si sprecano.
Tornando comunque a De Magistris, non è un caso che il magistrato scelga l’IDV. Non poteva fare diversamente: Di Pietro è comunque il punto di riferimento politico dei magistrati in carriera e in aspettativa politica, poiché diffende l’ordine oltre ogni ragionevole limite, sebbene Di Pietro oggi non sia più giudice, ma avvocato. E che mi risulti, lui i suoi attuali colleghi di professione non li difende affatto.
Ma chi è questo pubblico ministero? Ebbene, De Magistris era il titolare di diverse inchieste, assai sostanziose, su corruzione, politica e malaffare; inchieste che hanno coinvolto direttamente e indirettamente (a volte infondatamente) diversi esponenti della politica, tra cui Clemente Mastella, Piero Fassino, Romano Prodi e Lorenzo Cesa. I nomi in codice delle indagini sono Why Not, Poseidon e Toghe Lucane, tutte sottrategli, a seguito di diverse interrogazioni parlamentari, le quali hanno sollevato diverse perplessità in ordine ai metodi di indagine utilizzati dal quasi ex magistrato, poi addirittura assoggettato a trasferimento disciplinare. Ricordiamo peraltro che le stesse inchieste hanno poi causato una bufera e un grave conflitto istituzionale alla fine del 2008 tra la Procura di Catanzaro e quella di Salerno, ove De Magistris presta tuttora servizio.
Detto questo, proprio in questi giorni, il pm-politico ha lasciato un’interessante intervista a Exit (La7), nella quale afferma che lui e il suo pool stavano scoperchiando la nuova P2 e che per farlo, avevano utilizzato “strumenti investigativi che hanno dato molto fastidio agli indagati di questi procedimenti” (il riferimento è alle inchieste summenzionate). Insomma, secondo De Magistris, le sue indagini sono state bloccate perché hanno calpestato i piedi a potenti e interessi occulti. Il che potrebbe essere anche vero, se non fosse che da un’ interrogazione dell’On. Bucciero, De Magistris tenne all’epoca - come già peraltro anticipato - una condotta non proprio ineccepibile nell’espletamento delle attività d’indagine.
Dove stia la verità, io personalmente non lo so. Però una cosa è certa: la storia tristemente insegna che un tempo chi calpestava i piedi ai potenti veniva incarcerato o eliminato, oggi invece (fortunatamnte) sale agli onori degli altari politici, sebbene debba ammettere di non conoscere fino a che punto questi altari costituiscano o possano costituire la continuazione di una lotta alla corruzione con forme diverse, oppure l’arresa definitiva a un sistema talmente affascinante e corrosivo che ingloba in sé anche il più puro degli eroi. Non a caso, altri eroi, stavano invero a debita distanza dal potere e dalla politica… E anche loro, guarda un po’!, erano magistrati. “Erano”, perché Falcone e Borsellino - sappiamo tutti - sono morti nell’espletamento dei propri doveri per mano della criminalità…
mercoledì, 06 maggio 2009
PERNA GIANCARLO
Il moralista che ama le “Mercedes”
(da “il Giornale” dell'8-10-2007)
Pur non facendo niente di concreto, Antonio Di Pietro riesce ogni giorno a fare parlare di sé. Di tutto si impiccia, salvo che delle Infrastrutture di cui è ministro. Il Ponte di Messina è saltato, l’Alta Velocità ferroviaria è ferma, il bisogno di case intatto. A Tonino non importa un piffero. Lui si occupa dei massimi sistemi: gli eccessivi costi della politica, la moralità dello Stato, la difesa d’ufficio delle toghe da cui proviene.
Ha preso di mira Mastella per fatto personale. Clemente gli ha infatti soffiato il posto di Guardasigilli cui aspirava. Non gliene passa una. Dall’aereo di Stato, preso col figlio per assistere alla corsa automobilistica, all’indulto. Si è impancato giurando che voli di Stato lui non ne aveva mai presi. Poi, si è scoperto che li utilizza pure lui. Sbugiardato, ha fatto il broncetto. Mentire per darsi un’aria da padreterno, è una costante di Tonino che, a 58 anni, stenta a raggiungere lo stadio adulto.
Anche la storia dell’indulto 2006 è diversa da come la racconta. Ogni volta che un manigoldo appena liberato sgozza la vittima di turno, Tonino esclama: «L’avevo detto io». Non è affatto così. Sulla clemenza ai delinquenti che usano coltelli e pistole, Di Pietro era d’accordo. Identico a Mastella, la considerava un ottimo espediente per svuotare le carceri troppo piene. La differenza tra i due è che l’ex pm di Mani pulite non voleva l’indulto per i reati finanziari, societari e di corruzione. Scleroticamente ancorato al suo passato, odia più i colletti bianchi degli assassini. È per tenere in galera costoro che l’ineffabile, nell’estate dell’anno scorso, manifestò davanti Montecitorio. Pareva una macchietta, ma inaugurò la moda del gabinetto Prodi: quella di ministri e sottosegretari che urlano in piazza contro il governo di cui fanno parte.
Di Pietro si è dato al teatro, incapace di fare di più. L’ex pm ha scoperto a sue spese che è più facile sbattere un tizio in galera con uno schiocco di dita che ottenere risultati in politica. Capì l’antifona diventato ministro dei Lavori Pubblici del primo governo Prodi nel 1996. Fanatico del decisionismo, rodomonte come pochi, decise di risolvere in un giorno il cinquantennale problema degli affitti. Convocò i sindacati a Porta Pia — sede del ministero — e li catechizzò: «Entro stasera troviamo l’accordo, domani faccio un decreto legge». Fecero invece una matassa di lana caprina e non approdarono a nulla. Si arrivò a una micro sistemazione degli affitti solo due anni dopo, quando Di Pietro era già fuori dal governo e vagolava come un’anima in pena.
Da allora, appresa la lezione, Totò fa solo ammuìna. Va in TV, si eccita, fa il viso da matto, spara a zero. In questo anno e mezzo al governo, ha minacciato di farlo cadere più volte di quante non abbia sfogliato un libro. Ma è tutta fuffa. Esemplare il suo atteggiamento nella faccenda Visco-Speciale. Assodato in tribunale che l’attacco del viceministro ds al generale era stato illegittimo, Totò ha tuonato: «Visco faccia un passo indietro». Duro come roccia, l’inflessibile ex pm pareva deciso a esigere le dimissioni del fiscale di Foggia. Tutto il centrosinistra a disperarsi per la crisi imminente. Bene. Quattro giorni fa, i senatori di Italia dei Valori — il partito dell’ineffabile — hanno votato compatti fiducia e stima a Visco. Tonino ha dichiarato euforico: «L’assalto di Berlusconi è stato respinto». Aveva fatto tana due volte: era al centro dell’attenzione e si era tenuta stretta la poltrona.
Nessuno crede più alle sue grida. Chi lo conosce meglio, lo snobba più degli altri. Sono legioni quelli che, fatto un tratto di strada insieme, lo sfuggono come cosa non grata. Dopo l’uscita di Tonino dal pool di Milano, il suo capo, Borrelli, precisò: «Mai andati oltre il lei». Il suo responsabile legislativo ai Lavori Pubblici nel ’96, Mario Cicala, magistrato anche lui, abbandonò l’incarico dopo appena due mesi. Scomparsi in massa gli illusi della prima ora che credevano di combattere con l’ineffabile la battaglia della moralità: i Federico Orlando, i Willer Bordon, i Mirko Tremaglia. Nessuno ha mai detto con chiarezza cosa li abbia delusi. Ma da un accenno di un ex fedelissimo, Elio Veltri, si può arguire che a respingerli sia l’inveterata disinvoltura dell’autoproclamato moralizzatore. La stessa che da magistrato lo spinse ad accettare l’indimenticata “Mercedes” e il prestito senza interessi di 120 milioni. Di lui, Veltri ha detto: «Dall’Italia dei Valori all’Italia dei valori immobiliari». Felice gioco di parole che ha spalancato un ghiotto scenario di mattoni.
Tonino è titolare di una società immobiliare, la An.to.cri. Srl, dalle iniziali dei figli di primo e secondo letto: Anna, Totò, Cristiano. Con l’aziendina di famiglia, il ministro delle Infrastrutture ha acquistato due appartamenti. Uno a Milano di nove vani da Marco Tronchetti Provera e uno a Roma di 10,5 stanze. Entrambi sono stati comprati con un mutuo, rispettivamente di 300mila e 400mila euro. Le due case sono state poi oculatamente affittate dall’ex pm al suo partito — IdV — a un prezzo superiore alle rate dei mutui. Altrimenti detto, con i soldi del finanziamento pubblico, l’IdV dei valori versava al suo leader l’ammontare mensile del prestito bancario, più una mancetta per le piccole spese, dalle cravatte per andare a Ballarò alla tintoria quando deciderà di farci un salto invece di tenere i vestiti stazzonati. I giornali si sono accorti della faccenda quest’estate. È parsa poco bella e l’hanno denunciata. A frittata fatta, Di Pietro ha venduto di corsa gli appartamenti. Ora, è molto liquido e vedremo quale sarà la sua prossima mossa nel campo del mattone.
Intanto ha trasferito il quartiere generale romano dell’IdV, affittando l’ex sede Psdi di via Santa Maria in Via, due passi da Palazzo Chigi. Per un curioso caso, nello stesso edificio c’è la redazione di Italia Oggi, il quotidiano che ha svelato la gabola dei due appartamenti. E poiché Tonino urla durante le riunioni di partito, le più interessanti finiscono in pagina a puntate. Certo, questo insieme, è una maledizione per l’ex pm. Però, se l’è cercata. Nel mondo complesso in cui viviamo, un conflitto di interessi anche piccolo, come l’intreccio mutui-affitto-IdV, è sempre in agguato. Ma se a fare il passo falso sono i moralisti 24 ore su 24, è fatale che i primi a essere travolti dal meccanismo innescato siano proprio loro. Vale per tutti i moralizzatori della domenica, da Di Pietro a Beppe Grillo.
Nato nel contado molisano di Montenero di Bisaccia, Tonino fu dirozzato nel seminario di Termoli dove imparò a bere il latte nella tazza anziché, secondo la sua leggenda, abbeverarsi alle mammelle della mucca. Prese un diploma di perito industriale ed emigrò in Germania. Fu assunto da una fabbrica di posate e messo a lucidare cucchiai. Nonostante lucidasse da dio, decise di tornare in Italia e profittare delle leggi post ’68 che aprivano indiscriminatamente gli accessi universitari per iscriversi a 23 anni, lui perito tecnico, alla Facoltà di Legge della Statale di Milano. Si laureò nei tempi canonici, senza però mai colmare le lacune nel latino di cui la giurisprudenza è ricca. I suoi sfondoni sono così esilaranti da aizzare quel bello spirito di Alfredo Biondi, suo collega parlamentare ed ex Guardasigilli. Biondi, se c’è Di Pietro in Aula o in commissione, sforna continui brocardi latini unicamente per godersi gli occhi a palla di Tonino che li scambia per cinese.
L’estraneità alla lingua delle Pandette stava per giocargli un brutto scherzo anche nel secondo tentativo di superare il concorso in magistratura. Presidente della commissione era Corrado Carnevale, giudice severo e garantista che subì poi un calvario perché sgradito alla parte forcaiola della magistratura. All’interrogazione di Diritto romano, Tonino maltrattò il latino suscitando lo sdegno del commissario che si pronunciò per la bocciatura. Carnevale, che si era commosso leggendo il curriculum del molisano — contadino, emigrante, operaio, ecc. —, intervenne e gli fece un po’ di domande per metterlo a suo agio. Su alcune fece scena muta, ad altre rispose in pittoresco dipietrese. La commissione, imbarazzata, era orientata a fargli ripetere il concorso una terza volta. Ma Carnevale, dominato dal buon cuore, mise in luce le umili origini e la buona volontà del candidato. Alla fine la spuntò e Tonino indossò la toga. Cosa ci abbia fatto, è noto a tutti. Tanto che, anni dopo, Carnevale ripensando al suo ruolo in quella risicata promozione, disse: «Non lo rifarei mai più».
Da ormai dodici anni, l’ex pm è parte dell’esaltante panorama della Seconda Repubblica in cui si è intrufolato a forza, scardinando a suon di manette la Prima. La sua utilità è zero. Resta la consolazione che non sia più magistrato.
mercoledì, 08 aprile 2009
non ci sono parole ...
specie per chi ...
il 22 ottobre ha vissuto..
la distruzione ....
con l'alluvione ....
coraggio ....
e forza d'animo interiore.....
perchè ci saranno molte parole
e pochi fatti ...
ci saranno i volontari ...
i vigili del fuoco.... carabinieri
e quant'altro
che saranno al solito impagabili ...
ma succederà ... che ci saranno anche
quelli pronti a cavalcare
l'evento e specularlo ..
che faranno promesse e poi succederà
di trovarsi col solito pugno di mosche in mano ...
scarica barile .... e via politicando ....
dopo le lacrime ..... la disperazione ...
non aspettate aiuti dall'alto ...
ma datevi da fare .. rimboccatevi le maniche
vedrete quanti sig, Nessuno vi staranno vicini
col loro lavoro ...
ecco quella sarà la strada ....
ma non contate sulle promesse ...
sarà una beffa nella beffa ....
spero di sbagliarmi .... ma è un deja vu
io dico solo coraggio ....
coraggio .....
e silenzio da parte di chi
sa già di essere in attesa
della prossima sciagura per polemizzare
perchè a voler cercare responsabili
in Italia ..
si farebbe prima a riempire le Patrie galere
di amministratori pubblici
per dolo a prescindere... e chi è senza peccato
..... scagli la prima pietra... Zitti tutti ....
Coraggio ... aquilani e abruzzesi in generale
e contate solo su voi stessi ...
venerdì, 27 marzo 2009
sono profondamente amareggiato,
ho provato a capire ....
provato a spiegare .....
ma niente .....
impotente davanti al delirio ....
incapace di assistere oltre al tediare assurdo
di persone colpevoli solo di essermi amiche ....
ho agito .....
davanti all'autorità competente
mi sono sentito vuoto ....
come se questo scrigno di emozioni .....
fosse stato violato dai ladri .....
ora attendo ..... di vedere in faccia
chi ha così pesantemente violentato
la mia libertà di esistere e di scegliere con chi esistere.......
lo vedrò in faccia ..... in un Tribunale della Repubblica
perchè così pretende la Legge ....
e spero che sarà la faccia di un Ignoto qualunque .....
spero di poter tirare un sospiro di sollievo ....
ma che tristezza ....... quando si chiude il cerchio
con la negazione della civiltà ....
ricorrendo alla coercizione ..... e non al buonsenso .......
Chiudo il cerchio sperando di avere
un giorno la voglia
di riprendere a raccontare emozioni .....
a colorare le parole .....
per ora ringrazio chi mi ha dimostrato
affetto vero ....
chi si è saputo mostrare leale sempre ....
anche quando ho sbagliato ....
ma continuare così ,,,,,, sapendo che c'è un Antonello vero ,,,,
e trovarne l'effigie in almeno 5 o 6 falsi ...... è troppo ...
è troppo anche per uno sportivo come me .....
A presto .....
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